Ricordi “C’era una volta la Società”

Piero, Lilla ed il giovane Luca amavano trascorrere le loro vacanze in Italia, paese d’origine di lui.

Per molti anni affezionati villeggianti Testanini tra gli anni ’70 – ’80, Piero ci racconta l’incontro con il paese e gli abitanti.


Ricordi Testanesi – di Piero Giordano

Prima puntata

Tutto cominciò col minestrone della Teresa…

Essendo genovese emigrato in Olanda ed ospite di comuni amici a Recco per le vacanze estive, venni un bel dì condotto per una tortuosa strada “che la dritta via (nel senso che era tutta a curve) gli era smarrita”.

L’amico Aldo (che amava anche lui rileggersi la Divina Commedia), e che godeva della simpatia di una certa Teresa, forza della natura, maestra nel fare il minestrone (e non solo) e di un certo Giuse, uomo saggio e lungimirante, mi portò un bel dì a Testana.

Lo scopo era quello che forse Giuse avrebbe potuto sapere come aiutarmi nel cercare una casetta per l’estate fra il verde degli ulivi.

Fu allora che scoprii per la prima volta quel paradiso che era Testana all’inizio degli anni ’70.

L’ospitalità di Teresa e della sua famiglia fu incredibile e premesso che il concetto “rustico da ristrutturare” non esisteva ancora, Giuse mi propose di affittare “la Società” che in quei anni era caduta in disuso e stava andando in malora.

Detto fatto, allungai la mia vacanza di una settimana e con l’aiuto di Pino, Elio e Marietto ü bancâ, “la società” divenne in un batter d’occhio abitabile.

Tutto molto rustico ma a quei tempi le pretese erano poche ma bastanti a rendere le persone felici.

La nostra casetta delle vacanze era una delizia ed era abitata da molte creature, i ragni (orrore della mia Lilla) erano per fortuna il piatto preferito dei gechi, i topi che ballavano in solaio ed in cantina, le vespe e le formiche con le ali che uscivano dal muro a centinaia proprio quando si mangiava sul terrazzo… tutto era una deliziosa avventura e, di ritorno dal mare la doccia sul terrazzo con l’acqua scaldata dal sole nel recipiente di Eternit era una delizia e l’idea delle lucertole che vi erano annegate dentro veniva largamente compensata dal panorama della vallata che era (ed è ancora) indescrivibile.

 

La Società Agricola G. Pozzo negli anni ’70

 

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